Inceneritori e trattamento rifiuti in Lombardia

Il dibattito politico è tornato in questi giorni sul tema degli inceneritori. Il segretario leghista Matteo Salvini vuole costruirne di nuovi come soluzione al ciclico problema dei rifiuti nelle grandi città meridionali, mentre l’alleato di governo, il Movimento 5 Stelle, ne è storicamente contrario e anzi alcuni suoi esponenti come Barbara Lezzi, ministro del Sud, si sono spinti a suggerire la chiusura di quelli lombardi.

Appunto, qual è la situazione degli inceneritori in Lombardia? Quanto bruciano? E soprattutto, quanto sono responsabili per l’inquinamento?

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La Lombardia è una delle regioni con la più alta percentuale di raccolta differenziata. Delle oltre 4 milioni di tonnellate e mezzo di rifiuti urbani raccolti ogni anno in regione, il 61% è destinato al riciclo fin dalla prima raccolta, a cui si aggiunge un 13% di rifiuti potenzialmente riclabili che finiscono nell’indifferenziato ma vengono recuperati negli impianti di pre-trattamento. Del rimanente una piccola parte viene inviata in discarica, mentre 1 milione e 176mila tonnellate finiscono negli 11 inceneritori disseminati in regione.

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Oltre la metà dei rifiuti inceneriti in Lombardia viene destinato al termovalorizzatore Silla 2 nei pressi del quartiere Figino a Milano, che è la base della rete di teleriscaldamento del quartiere di Gallaratese,  polo Fiera Rho-Pero e diverse utenze dei comuni limitrofi, e al termovalorizzatore di Brescia. Altri impianti importanti sono quelli di Parona per la provincia di Pavia, di Dalmine per la provincia di Bergamo e di Trezzo sull’Adda che è un impianto secondario della città metropolitana di Milano, così come quello più piccolo di Sesto San Giovanni.

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Per quanto riguarda l’inquinamento, prendendo ad esempio l’emissione annuale di polveri sottili dannose per l’uomo, le cosiddette pm10, si nota come il trattamento dei rifiuti sia una parte minuscola del problema del pulviscolo atmosferico in Lombardia, appena lo 0,2%. Il ruolo principale lo hanno il riscaldamento civile in residenze private, uffici e attività commerciali e i trasporti, sia su gomma sia su ferro sia il traffico aeroportuale. Questi due fattori sono responsabili per il 75% delle emissioni di pm10 in un anno. Una parte importante lo hanno poi i processi di combustione industriali e agricoli. Se realizzati e mantenuti in osservanza delle leggi vigenti e con adeguati controlli delle autorità competenti, gli inceneritori non sembrano quindi essere un problema dal punto di vista ambientale, quantomeno nemmeno lontanamente a livello di altri fattori.

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